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12/Feb/2017

Una delle più belle esperienze della mia vita è stata andare in Burkina Faso ad aiutare l’avviamento di uno studio dentistico nella regione di Laba. Si trattava di un vero e proprio studio perfettamente attrezzato in cui esercitare l’odontoiatria in maniera corretta e dare quindi modo ai pazienti di curare tutte le patologie che si presentavano e agli odontoiatri Burkinè di imparare correttamente la professione odontoiatrica. Il caldo e l’umidità erano insopportabili, era facile ammalarsi di dissenteria fino quasi al collasso, ma è stata un’esperienza indimenticabile e i sorrisi che ci facevano i pazienti che avevano ricevuto le nostre cure, bastavano a ripagarci di tutto.


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30/Set/2018

Paziente in prima visita viene con tutta la sua documentazione, ha girato già diversi studi da Reggio Emilia, dove abita, a Piacenza, e sempre ha ricevuto la stessa risposta: “Non ha abbastanza osso per poter eseguire gli impianti.” L’arcata superiore è completamente edentula, e porta una protesi totale da diversi anni, ora la cresta si ulteriormente ritirata e quindi fa fatica a trovare stabilità avendo notevoli disagi. Nell’arcata inferiore sono presenti 4 elementi dentari che ricoperti sostengono uno scheletrato, tali elementi appaiono molto compromessi e mobili, doloranti alla masticazione.

Viene controllata la tac che la paziente aveva portato con se  e viene eseguita una nuova ortopantomografia della arcate dentarie.

                      

Quindi si decide di estrarre tutti gli elementi inferiori ed eseguire contemporaneamente 4 impianti, mentre nell’arcata superiore di inserire 4 impianti con chirurgia guidata. Cominciamo dall’inferiore, si eseguono le estrazioni si scolla un lembo a tutto spessore, e la situazione appare molto più complessa di quanto sembrasse in radiografia, gli elementi dentali infetti avevano provocato vere e proprie voragini nell’osso, per fortuna nell’arcata inferiore, quanto c’è altezza dell’osso, tra i forami mentonieri ( dove passano i nervi ) si può pulire ed abbassare l’osso fino a trovare uno spessore adeguato e tessuto osseo sano, si posizionano gli impianti decidendo di non fare il carico immediato, vista la scarsa qualità dell’osso, si posiziona la protesi totale provvisoria confezionata in precedenza ma la tenuta non era soddisfacente, si decide allora di caricare un impianto, quello centrale, mettendogli un bottone che inserendosi nella protesi la stabilizza. Chiaramente c’è la possibilità che questo impianto possa essere perduto, ma i tre restanti, una volta integrati sono più che sufficienti per avvitare una barra che darà una stabilità notevole alla protesi.

La paziente è soddisfattissima, non ha più dolore e la protesi totale ancorata ad un impianto le da una stabilità soddisfacente per poter mangiare.

Passiamo quindi all’arcata superiore. Si esegue una tac con inserita una dima che ci permetterà di avere dei punti di repere, si prende quindi l’impronta dell’arcata superiore che una volta sviluppata viene scannerizzata  dopo di che un apposito softaware unisce le due immagini e posiziona gli impianti nell’unica zona possibile essendo la cresta ossea davvero molto stretta e con due enormi seni mascellari molto bassi. Con una stampante 3D viene confezionata una guida chirurgica che ci permetterà di posizionare gli impianti senza tagliare ed scollare un lembo, quindi senza dover suturare con un enorme confort per il paziente.

      

La mattina dell’intervento la paziente viene con la protesi inferiore ancorata ad un impianto e la sua vecchia protesi superiore, viene posizionata la dima chirurgica ricavata dallo studio della tac e della bocca quindi una volta provata la precisione della dima si blocca con dei pin laterali, poi con una sequenza ben protocollata attraverso i fori della dima e guidati dagli stessi  si eseguono i vari passaggi per posizionare gli impianti, il tutto per la durata di circa 30 minuti. posizionati gli impianti si smonta la guida chirurgica e la paziente può tranquillamente rimettere la sua vecchia protesi in attesa dell’integrazione degli impianti e quindi il confezionamento di una nuova protesi ancorata ad una barra avvitata sui 4 impianti.

                       

Questa è la tac eseguita dopo il posizionamento degli impianti da cui si vede come tutti gli elementi implantari siano all’interno della cresta ossea.

La cosa più bella è la soddisfazione della paziente che dopo un paio di ore dall’intervento non aveva alcun dolore ne gonfiore e che ha potuto mangiare tranquillamente senza nessun problema, il suo ringraziamento e gratitudine sono stati espressi con un bellissimo messaggio che ha inviato come  riconoscimento allo studio. Sicuramente questo sarà il futuro della chirurgia implantare, ma senza dimenticare la capacità di eseguire la metodica classica con l’apertura di un lembo chirurgico qualora dovessero insorgere delle complicazioni durante l’esecuzione della chirurgia guidata.


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09/Ago/2018

Sempre più spesso sui social circolano articoli che invitano a qualche forma di medicina fai da te, con tutti i rischi per la salute che ne possono conseguire.

I “rimedi casalinghi” possono talvolta rivelarsi efficaci, ma, nella maggioranza dei casi, non portano alcun reale giovamento al paziente. Anzi. Molto spesso chi tenta di curarsi con il “fai da te” vede peggiorare il suo quadro clinico e rende più complesso il successivo intervento terapeutico.

Prendiamo in considerazione una delle tante procedure consigliate in ambito dentistico e riportiamo testualmente una metodica suggerita per rimuovere il tartaro.

Si legge:

  • SII IL DENTISTA DI TE STESSO! ECCO ALCUNI TRUCCHI PER RIMUOVERE GLI ACCUMULI DI TARTARO A CASA
  • Ecco cosa serve: bicarbonato, uno spazzolino, acqua ossigenata, sale, acqua, una tazza, uno stuzzicadenti, un collutorio antisettico.
  • Mescolare un cucchiaio di bicarbonato con mezzo cucchiaino di sale. Bagnare lo spazzolino in acqua calda e immergerlo nel composto per poi spazzolare i denti per 5 minuti.
  • Mescolare una tazza di acqua ossigenata con mezza tazza di acqua calda e risciacquare per 1 minuto Risciacquare ancora con acqua fresca
  • Grattare via il tartaro da ciascun dente con l’ausilio dello stuzzicadenti.
  • Risciacquare con un collutorio antisettico.
  • Procedere in questo modo a giorni alterni fino all’ottenimento del risultato desiderato.

Et voilà! Siete improvvisamente, quantomeno, igienisti dentali.

    

Il percorso di studio per diventarlo davvero è inutile, gli investimenti in attrezzature specifiche sono superflui per non parlare dell’utilizzo di strumenti sterili: obsoleto.

Ecco di seguito cosa potrebbe accadere provando a seguire queste indicazioni:

  1. ustioni superficiali della mucosa orale legate all’erronea composizione del mix sale-bicarbonato o all’erronea diluizione dell’acqua ossigenata;
  2. sanguinamento delle gengive e potenziale assorbimento del bicarbonato da parte della mucosa orale, pericoloso per pazienti che soffrano di ipertensione, insufficienza renale ed altre patologie che determinino un disequilibrio del rapporto acido-base a livello sistemico
  3. abbassamento del PH della bocca e relativo danno alla flora batterica orale;
  4. peggioramento di problematiche odontoiatriche non diagnosticate quali retrazione della gengiva, infiammazione parodontale o esposizione della dentina
  5. aumento della sensibilità dentale
  6. abrasione dello smalto ed esposizione della dentina che ha, per natura, un colore giallastro.

 

     

     

In realtà anche i dentisti utilizzano il bicarbonato di sodio durante le sedute di igiene dentale ma, ovviamente, ci sono enormi differenze.

Primo: il bicarbonato di sodio è diverso. Il prodotto presente sugli scaffali del supermercato ha grani molto grossi che graffiano la superficie del dente.

Secondo: l’igienista non procede alla pulizia “spazzolando” i denti, ma utilizza un macchinario apposito che genera un getto di acqua, aria e bicarbonato. Grazie a tale strumento è in grado di trattare ogni dente nel modo più opportuno, direzionando il getto in modo da non compromettere la salute della mucosa, variando la concentrazione del bicarbonato e modulandone l’intensità e la distanza dalle superfici dentali.

  

 

L’unico modo per risparmiare denaro in ambito dentistico è quello di farsi seguire da personale competente e seguirne scrupolosamente le indicazioni (lavarsi regolarmente i denti, utilizzare dentifrici e collutori di buona qualità, cambiare spesso lo spazzolino etc.) puntando alla prevenzione delle patologie orali attraverso regolari sedute di igiene e di controllo.


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04/Lug/2018

Sorridi, provaci!

Il sorriso è un’arma potentissima a disposizione di ognuno di noi ed è oggetto di molti studi scientifici.

Cosa significa sorridere? Perché lo facciamo? Cosa vedono gli altri nel nostro sorriso?

 

I PRIMI STUDI

Il primo ad esaminare il sorriso fu Charles Darwin. Egli si rese conto che sorridere è un atto universale, non legato al contesto culturale di provenienza come invece la comunicazione verbale o alcuni gesti del linguaggio del corpo.

Ogni persona è, infatti, in grado di comprendere il sorriso e i sentimenti che esso comunica.

LE TIPOLOGIE DI SORRISI

Il sorriso può essere naturale quando siamo di buon umore, oppure forzato quando invece ci sentiamo tristi.

Gli scienziati hanno identificato 6 tipologie di sorriso a seconda di quali muscoli, delle labbra, delle guance o del viso, vengono coinvolti.

  • Il SORRISO FALSO:è il tipico sorriso forzato, di cortesia, meccanico che coinvolge solo i muscoli delle labbra, che vengono tirate per mostrare i denti.
  • Il SORRISO COMPIACIUTO: è un sorriso che esprime soddisfazione per noi stessi. Le labbra, che rimangono quasi chiuse, vengono tirate leggermente da una parte, conferendo al volto un aspetto lievemente asimmetrico.
  • Il SORRISO DI INCORAGGIAMENTO E ASCOLTO: serve ad incoraggiare il nostro interlocutore e a comunicargli la nostra piena attenzione. È un sorriso appena accennato, quasi sempre a bocca chiusa che non coinvolge la parte superiore del volto.
  • Il SORRISO ASIMMETRICO: questo sorriso fa sì che le labbra vadano da un lato verso l’alto e dall’altro verso il basso e può essere manifestazione di diverse emozioni che vanno dall’ansia al sarcasmo, fino addirittura all’ironia o all’incoraggiamento.
  • Il SORRISO A BOCCA CHIUSA: è la manifestazione di accoglienza cordiale che viene naturalmente riservata alle persone con le quali non si ha confidenza. In contesti diversi può celare una certa timidezza o un senso di paura o di rabbia repressa.
  • Il SORRISO GENUINO O SORRISO DI DUCHENNE: è IL SORRISO SINCERO. Questo sorriso è breve, simmetrico e coinvolge labbra, e occhi.

 

                             

 

GLI EFFETTI DEL SORRISO

Anni di studio hanno evidenziato altri aspetti legati all’atto di sorridere.

Tutti noi sorridiamo e nel farlo esprimiamo gioia. La cosa più interessante però, è che basta sorridere per provare allegria.

Se è vero che, quando si prova una sensazione di gioia, il nostro corpo risponde contraendo i muscoli facciali ed in particolare modo quelli degli zigomi (sorridendo appunto), è vero anche che il gesto stesso di sorridere, indipendentemente dal fatto che sia spontaneo o meno, è in grado di farci provare uno stato di allegria.

Il nostro cervello infatti reagisce a ciò che il nostro corpo sta facendo e, dal momento che interpreta il sorriso come felicità, modifica il nostro umore in base a questa lettura.

Non solo.

Il sorriso ha effetto su chi ci circonda.

Anche se non siamo felici, essere circondati da persone sorridenti, è in grado di migliorare considerevolmente il nostro umore.

 

QUEL SORRISO NASCOSTO

La mancanza di uno o più elementi dentali, forti discromie o un allineamento scorretto inducono alcune persone ad impedirsi di sorridere. L’impatto psicologico e sociale di questa determinazione, dettata molto spesso da un senso di vergogna ed inadeguatezza, è estremamente grave.

Il sorriso può farci stare meglio, può far sì che le persone rispondano a noi in modo più positivo. Con un sorriso è molto più probabile riuscire ad avere successo all’interno delle relazioni personali o in termini di carriera.

Il sorriso è ciò che ci permette di mostrare al mondo i nostri sentimenti o di mascherare alcune sensazioni.

Non sorridere significa rinunciare ad uno dei più grandi doni che l’uomo abbia.

Poi si può sorridere lo stesso, perchè si è comunque felici, ma credo che un sorriso con tutti i denti in ordine abbia una valenza maggiore.


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27/Gen/2018

Quella che vedete in questa immagine è una carie dentale al suo primo stadio. La carie dentale è la malattia più diffusa al mondo e, se intercettata precocemente, è facilmente curabile, ma se trascurata può evolvere in carie profonda e interessare il tessuto pulpare e provocare un dolore fortissimo, incessante e pulsante, poi, se non si interviene il dolore può diminuire fino a scomparire, ma solo  perchè è intervenuta una necrosi pulpare, in poche parole il dente è “morto”. Se non si interviene il dolore ricompare, accompagnandosi a gonfiore e malessere generale si ha la formazione di un ascesso dentale che richiede la devitalizzazione del dente.

In questa fase i batteri, presenti all’interno dei canali radicolari, possono qualche volta fuoriuscire e attraverso il sistema artero-venoso andare in circolo ed interessare organi quali il cuore, i reni e le articolazioni provocando malattie sistemiche molto gravi. Questo fa capire quanto sia importante la prevenzione e l’intercettazione iniziale della carie dentale.

Questo filmato illustra in maniera chiara e didattica quanto esposto precedentemente.


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01/Nov/2017

Ciao Elena,

scrivo semplicemente per chiederti se puoi ringraziare il Dottore che mi ha estratto i denti del giudizio!!!! Non ho praticamente avuto nessun dolore… Ha le mani d’oro!!!

Sto bene, la gengiva si sta rimarginando!

Ringrazia da parte mia sia il Dot. Fondi, sia Morgana ovviamente… A presto,

Clara

 

Questa è la lettera che ci ha inviato una paziente, che terrorizzata perchè doveva togliere due denti del giudizio, è stata prima tranquillizzata e poi con estrema delicatezza, si è proceduto all’estrazione contemporanea del dente del giudizio sup. e inf. dello stesso lato. La paziente era felicissima perchè non aveva sentito assolutamente nessun dolore e soprattutto ha continuato a non sentire niente neppure a casa. Con questa mail  ha voluto ringraziare me e tutto lo staff per il trattamento ricevuto, noi invece intendiamo ringraziare lei per la bellissima mail, che ci ha riempito il cuore di gioia  e ci ha dato stimoli per far sempre meglio il nostro lavoro. Grazie cercheremo sempre di mantenere la fiducia che migliaia di pazienti ci accordano da ormai 36 anni.


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02/Ott/2017

Sin dalla sua introduzione nel settore dell’odontoiatria da parte del dottor Branemark, l’implantologia, la chirurgia dentale per antonomasia ha subito numerose modifiche e molti miglioramenti. Ogni progresso fatto ha dimostrato che l’implantologia è un grande vantaggio per la società e quindi la sua accettazione da parte della popolazione in generale è aumentata notevolmente nonostante sia una tecnica di trattamento relativamente costosa.

                       

In questo caso si vede come con due semplici impianto è stato possibile ripristinare la masticazione senza toccare i denti del paziente, e questo è il reale vantaggio dell’implantologia.

L’osseointegrazione è la connessione strutturale e funzionale tra l’osso e la superficie di un impianto che porta il carico, e questa funzione dovrebbe essere adeguata e soddisfacente durante il periodo di guarigione e mantenuta durante il periodo di carico protesico. Lo sviluppo dell’interfaccia ossea dell’impianto è complesso. In questo breve video si vede come funziona l’osteointegrazione.

 

L’implantologia dentale permette di ripristinare il sorriso di un paziente che abbia perduto dei denti naturali, garantendo un risultato valido da un punto di vista sia estetico sia funzionale.

Con gli impianti si ottiene una riabilitazione fissa delle capacità masticatorie evitando al paziente tutti i fastidi legati alle protesi mobili.

L’intervento implantologico viene eseguito inserendo nell’osso mandibolare o mascellare, dei perni in titanio (che è un materiale completamente biocompatibile), che servono da sostegno per elementi dentali artificiali.

Fino a qualche tempo fa era ritenuto necessario attendere un periodo variabile dai 2 agli 8 mesi dal momento dell’inserimento dell’impianto prima di posizionare l’elemento dentale artificiale.

Oggi la tendenza è di abbreviare quanto più possibile queste tempistiche per ridurre al minimo il disagio per il paziente.

Gli elementi artificiali vengono inseriti, a seconda dei casi, immediatamente (carico immediato), in un periodo che va da una settimana a 2 mesi (breve periodo) o dopo 2 mesi (metodica convenzionale).

Molti sono stati gli studi volti a verificare quale impatto possa avere questa variabile temporale sul successo dell’intervento implantologico e tra questi spicca il lavoro di Esposito, Grusovin, Maghaireh H che, dopo aver valutato 1217 pazienti ai quali erano stati inseriti un totale di 2120 impianti, hanno potuto concludere: “non ci sono prove convincenti di una differenza significativa di problematiche legate all’inserimento di impianti in relazione al tempo trascorso tra l’inserimento dell’impianto e dell’elemento dentale artificiale”.

Queste evidenze scientifiche confermano, ancora una volta, come in caso di mancanza di uno o più denti, l’impianto dentale sia la miglior strategia terapeutica per il paziente, sia in termini di funzionalità, sia in termini temporali.

Per comprendere se un paziente possa essere un buon candidato per un impianto a carico immediato è necessario un esame prechirurgico approfondito per valutare la qualità e la quantità di osso disponibile per l’inserimento del perno.

Tale valutazione verrà fatta attraverso lo studio radiologico del distretto orofacciale. Oltre all’l’ortopantomografia tradizionale, fondamentale sarà l’esame TC-dentascan dei mascellari e dei seni paranasali, che offrendo un’immagine dettagliata tridimensionale della tessuto osseo disponibile e della sua struttura qualitativa permette di raccogliere tutte le informazioni necessarie a decidere che impianti posizionare, dove posizionarli e in che numero.

A questa valutazione seguirà un’anamnesi completa per valutare lo stato di salute complessivo del paziente (patologie pregresse o in atto, assunzione di farmaci che non consentono la riabilitazione protesica implantologica).

Tendenzialmente si può sostenere che un paziente che non abbia necessità di una rigenerazione ossea sia un buon candidato per l’impianto a carico immediato.

Qualora sia invece necessario provvedere ad una rigenerazione/ricostruzione ossea, sarà il dentista, caso per caso, a decidere se eseguire questa procedura contemporaneamente all’inserimento degli impianti, o in momenti successivi.

In un paziente completamente edentulo si può eseguire quella che viene chiamata Toronto Bridge, e che  consiste nell’inserire alcuni impianti, minimo 4,  meglio se 5 o 6,  nell’arcata superiore o in quella inferiore. Su di essi viene avvitata una protesi che garantisce al paziente una stabilità, ed una comodità simile a quelle dei propri denti

La protesi rimane fissata agli impianti e quindi non si toglie, si riesce ad ottenere una estetica elevata, la masticazione avviene come con denti naturali, l’igiene si effettua con la massima facilità e cosa molto importante, il dentista può rimuoverla in caso di problematiche agli impianti, o per effettuare un’igiene professionale.

Nei nostri studi di Codogno, Spino d’Adda e Corno Giovine  utilizziamo con successo questa metodica proponendola però solo a quei pazienti per i quali sia, concretamente, la soluzione migliore: pazienti portatori di dentiera, o con pochi denti residui non sani, che non abbiano particolari esigenze estetiche.

Gli impianti dentali sono costituiti da tre elementi fondamentali:

  • un impianto cilindrico o conico  normalmente in titanio che sostituisce la radice del dente mancante;
  • un elemento di connessione posizionato o integrato nell’impianto che serve come supporto per gli elementi dentali da sostituire;
  • la corona, ovvero la parete visibile del dente che viene realizzata in modo da armonizzarsi con la dentatura naturale.

 

Gli impianti dentali sono adatti a persone di ogni età e possono essere la scelta ottimale non solo nel caso in cui manchino uno o più denti, ma anche nel caso in cui il paziente abbia perduto tutti i denti.

I denti ricostruiti con gli impianti dentali garantiscono una funzionalità e delle sensazioni identiche a quelli naturali e garantiscono al paziente la possibilità di svolgere le normali azioni quotidiane senza percepire alcun disagio.

Ma perché scegliere una terapia implantare rispetto ad altre opzioni?

  1. Gli impianti sono la cosa più vicina ai denti naturali. Forti e stabili gli impianti dentali rimpiazzano la radice andata perduta, cosicché il nuovo dente ha la stessa funzionalità e garantisce le stesse sensazioni di un dente naturale.
  2. Sono fatti per durare e costituiscono una soluzione a lungo termine. È noto che i ponti dentali supportati da altri denti possono durare all’incirca 10 anni, dopodiché devono essere rimpiazzati, mentre gli impianti, possono durare per tutta la vita se inseriti e curati correttamente.
  3. Ti permettono di goderti la vita senza preoccuparti di denti: si armonizzano alla tua bocca, sembrano completamente naturali e non rischiano di muoversi.
  4. Gli impianti dentali proteggono la salute delle ossa. Lasciare uno spazio vuoto nella tua bocca dopo aver perso uno o più denti può creare altri problemi di salute quali la perdita e il deterioramento dell’osso mandibolare o mascellare. Se non utilizzato come supporto per un dente naturale l’osso si deteriora perdendo la sua forza.
  5. I denti stanno al loro posto, ovvero nella tua bocca. Non devi preoccuparti che la tua dentiera possa muoversi o uscirti in bocca.
  6. Gli impianti dentali ti permettono di parlare senza problemi, cosa che può essere difficoltosa per chi indossa protesi mobili che, spesso, rendono difficile la pronuncia di alcuni suoni.
  7. Puoi mangiare i tuoi cibi preferiti senza nessun problema.
  8. Proteggono la salute degli altri denti. Posizionare un ponte supportato da denti significa sovraccaricare i denti d’appoggio. Gli impianti dentali, che si fissano direttamente nell’osso nel posto esatto in cui manca la radice del dente ormai andato perduto, non hanno alcun impatto sui denti sani. Non solo, la loro presenza evita che i denti vicini a quelli mancanti si possono muovere slittando nello spazio lasciato libero.

 

In questo filmato di animazione si può vedere in un modo che non impressioni il posizionamento di un impianto.

 

Riassumendo quando quando inseriamo un impianto:

Quando un paziente ha perso qualche dente e vuole ripristinare la corretta masticazione, senza limare i denti vicini, oppure quando manca uno dei due pilastri di ponte.

 

Oppure in un paziente totalmente edentulo e che vorrebbe riavere la funzione estetica e masticatoria senza ricorrere alla protesi totale.

   


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19/Mag/2017

Sarà successo  a molte, in occasione della gravidanza, di notare un maggior sanguinamento delle gengive, durante l’attesa, infatti, l’organismo della donna va incontro a una serie di modifiche per adattarsi al meglio al suo nuovo stato e per garantire la buona crescita del bambino. Uno dei principali cambiamenti riguarda la quantità di sangue in circolo, che in questo periodo aumenta fino quasi a raddoppiare. Lo scopo è assicurare una corretta irrorazione di tutti gli organi della futura mamma, compresi quelli “nuovi” come la placenta (che si forma apposta per nutrire e ossigenare il feto) e gli annessi embrionali, le strutture che circondano e proteggono il bimbo nel pancione. Di conseguenza, anche le gengive in questi mesi sono più ricche di sangue. Ecco perché è sufficiente sfregarle, per esempio mentre ci si lava i denti, per farle arrossare o sanguinare.

Il corpo della futura mamma è soggetto a una serie di mutamenti causati dagli ormoni, sostanze naturali prodotte per garantire il corretto funzionamento degli organi. In particolare, nel sangue aumenta il livello degli estrogeni e del progesterone, gli ormoni tipici dell’attesa. Queste sostanze (il progesterone in particolare) agiscono sui vasi sanguigni periferici, vene e capillari, dilatandoli. Inoltre, tendono a modificare la consistenza delle loro pareti, che diventano più permeabili e lasciano, quindi, fuoriuscire il plasma (la parte acquosa del sangue). I liquidi vanno, poi, a raccogliersi negli interstizi (o spazi extracellulari), provocando inevitabilmente del gonfiore. Tutti le mucose (tessuti di rivestimento interno) acquistano così un caratteristico rigonfiamento e le gengive non ne sono esenti: anzi, poiché questa parte della bocca è particolarmente ricca di capillari, i tessuti si gonfiano con maggiore facilità.

La placca muta la sua composizione facendosi più aggressiva, a causa dell’azione di alcuni batteri capaci di alterare lo stato di salute delle gengive. La presenza di questi batteri nella placca è direttamente collegata a quella degli ormoni tipici della gravidanza, come il progesterone e gli estrogeni, che aumentano da 10 a 30 volte rispetto al periodo precedente l’attesa.

                                      

Meglio non sottovalutare…

È importante curare la gengivite quando è in fase “acuta”, cioè mentre si manifesta ancora con episodi isolati. Se non si interviene per tempo, si corre il rischio che si trasformi in “cronica”, con l’estensione del problema ben oltre i tessuti gengivali e con la possibilità che la donna perda persino qualche dente. Le conseguenze di un’infiammazione trascurata si riflettono, però, non solo sulla salute della mamma, ma possono riguardare anche il piccolo nel pancione. Studi recenti hanno, infatti, evidenziato che le future mamme con chiari segni di malattie parodontali  hanno maggiori probabilità di mettere al mondo un bimbo sottopeso oppure prematuro. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che, per via dell’infezione, il sistema immunitario della donna produce sostanze per difendersi dalle tossine dei batteri responsabili della placca e che un livello elevato di queste sostanze può stimolare l’avvio del parto prima del tempo.

Parola d’ordine PREVENZIONE!

Come sempre la prevenzione gioca un ruolo fondamentale, sarebbe opportuno fare una visita odontoiatrica, non appena si scopre di essere incinta, in maniera da rimuovere la placca e il tartaro che potrebbero causare eventuale infiammazione.

Bisognerà poi seguire i consigli per una corretta igiene domiciliare, in modo da utilizzare nel modo giusto lo spazzolino e il filo interdentale e l’uso di un collutorio specifico. È, comunque, consigliabile, mantenere le visite di controllo ogni tre mesi se non si ottengono risultati per mantenere alto lo stato di igiene orale.

 

CURE ODONTOIATRICHE IN GRAVIDANZA

Seppure molti odontoiatri siano restii, trattare le pazienti in stato di gravidanza in piena sicurezza è possibile. Anzi, in alcuni casi è persino raccomandabile per evitare rischi al nascituro. Il periodo più sicuro per effettuare le cure? All’inizio del terzo trimestre. Ecco quali indicazioni sono contenute nel documento ministeriale di recente emissione.

Le evidenze clinico-scientifiche che confermano la maggiore propensione allo sviluppo di patologie orali quali carie, gengiviti, parodontiti nelle donne durante lo stato gravidico sono numerose oltre che incontrovertibili.

Per tali ragioni assumono un valore di decisa rilevanza le raccomandazioni emanate dal ministero della Salute, elaborate da un gruppo multidisciplinare di esperti, volte non solo alla promozione di corretti stili di vita capaci di migliorare lo stato della salute orale nelle gestanti, ma altresì a fornire corrette indicazioni in materia di erogazione delle cure odontoiatriche nelle pazienti durante la gravidanza.

 

Le correlazioni tra patologie orali e parto prematuro

Risale al 1996 il primo studio che ha chiamato in causa la malattia parodontale quale fattore di rischio primario del parto prematuro. Negli anni a venire, poi, si è registrata una lunga e consistente serie di indagini clinico-scientifiche che ha attestato la sussistenza di un legame diretto tra parodontite e aborto spontaneo, ritardo di crescita intrauterino, lesioni e rotture di membrane, scarso peso del nascituro.

Tali eventi avversi possono manifestarsi per via dell’intervento diretto dei batteri scatenanti la parodontite, i quali producono una varietà di mediatori infiammatori chimici – tra cui prostaglandine, interleuchine, endotossine – che condizionano in negativo il normale decorso della gravidanza.

Ancora più allarmante la scoperta risalente al 2010: si è dimostrato scientificamente quanto il Fusobacterium nucleatum, specie batterica originata dal biofilm parodontopatogeno sottogengivale della madre, traslocato alla placenta e al feto, sia addirittura in grado di determinare un processo infiammatorio acuto responsabile della morte endouterina del feto.

 

Trasmissione verticale dello Streptococcus mutans

Sono le numerose modificazioni fisiologiche che accompagnano la gravidanza a condizionare sensibilmente lo stato di salute orale nella donna.

Iperemesi gravidica mattutina, abitudini alimentari alterate, reflusso gastro-esofageo possono indurre processi di demineralizzazione degli elementi dentali, provocando il processo destruente proprio dell’erosione dentale con rischio accresciuto di insorgenza carie e complicanze infiammatorie.

I tessuti gengivali delle donne in gravidanza sovente evidenziano una risposta infiammatoria decisamente accentuata rispetto ai microbi patogeni gengivali, proprio a causa delle alterazioni ormonali, vascolari e immunologiche associate alla gravidanza. Il verificarsi di tale condizione rende assai frequente l’insorgenza o l’aggravamento delle patologie che interessano i tessuti parodontali, anche per via di una salivazione che presenta ridotta azione detersiva.

Ulteriori studi scientifici hanno messo in luce un altro dato non trascurabile: la presenza di carie dentali e di flora batterica orale cariogena nella madre aumenta il rischio di insorgenza di carie nel nascituro. In concreto, si è potuto dimostrare che lo Streptococcus mutans può trasmettersi da madre in figlio, difatti molte risultanze cliniche hanno documentato che in un numero consistente di casi i genotipi del batterio responsabile della carie nei bambini siano proprio uguali a quelli presenti nelle madri. Tutto ciò è sufficiente a far percepire la ragione per cui sia necessario ridurre il numero di batteri cariogeni nel cavo orale della gestante in modo che la colonizzazione da parte degli stessi possa essere il più possibile ritardata nel neonato.

Durante la gravidanza è pertanto imprescindibile, da parte della donna, adottare una maggiore attenzione verso tutti gli aspetti della salute del cavo orale, anche attraverso visite di controllo più frequenti, dedicando, altresì, la giusta importanza a una corretta alimentazione, sana e varia, indispensabile per proteggere la salute della madre e del bambino.

 

Il ruolo fondamentale dell’odontoiatra

Durante questa specifica fase della vita di una donna, gioca un ruolo decisivo anche l’odontoiatra di fiducia, il quale deve essere in grado di fornire tutta una serie di indicazioni volte alla salvaguardia dello stato di salute di denti e bocca. In tale direzione, alla donna incinta va consigliato di consumare cibi ricchi di vitamine, sali minerali e nutrienti nobili, a cominciare da frutta e verdura fresche, bere, se possibile, molto latte, evitare il consumo eccessivo di dolci, zuccheri complessi, caramelle, bevande molto zuccherate, cibi contenenti diversi conservanti.

Per diminuire il rischio di insorgenza di erosioni e carie dentali nelle pazienti in stato di gravidanza che soffrono frequentemente di nausea e vomito da iperemesi gravidica, l’odontoiatra deve suggerire di: alimentarsi frequentemente con piccole quantità di cibo nutriente, risciacquare la bocca dopo gli episodi di vomito con acqua in cui disciogliere un cucchiaino di bicarbonato di sodio per neutralizzare l’acidità dell’ambiente orale, masticare chewing-gum senza zucchero o contenente xilitolo dopo aver mangiato, utilizzare spazzolini da denti delicati e dentifrici al fluoro non abrasivi per prevenire danni alle superfici dei denti, spazzolare i denti due volte al giorno e utilizzare il filo o altro ausilio interdentale tutti i giorni, effettuare una visita odontoiatrica e una seduta di igiene orale professionale, se non sono state effettuate negli ultimi sei mesi o se si è verificata una nuova particolare condizione.

 

Indicazioni terapeutiche per un trattamento in piena sicurezza

La gravidanza non deve dunque costituire un motivo per rinviare cure dentali di routine o trattamenti di affezioni acute, ricordando che in caso di necessità alcuni farmaci utilizzati di consueto per le procedure odontoiatriche e le cure di malattie orali – antibiotici, antinfiammatori, anestetici locali, antisettici orali – si dimostrano del tutto sicuri per la salute di mamma e bambino. Risulta opportuno, però, in caso di trattamenti sulla partoriente, che l’odontoiatra si consulti con il ginecologo curante, per assicurarsi dell’assenza di controindicazioni legate all’utilizzo di farmaci.

Anche le indagini diagnostiche, incluse le radiografie necessarie, possono essere eseguite in modo sicuro, adottando scrupolosamente alcune precauzioni.

Per quanto attiene all’igiene orale quotidiana, bisogna impiegare prodotti senza alcool, ricordando che cetilpiridinio cloruro e clorexidina possono essere utilizzati solo quando la necessità clinica sia stata chiaramente evidenziata dal curante.

 

Il secondo trimestre è il periodo più sicuro per intervenire

Nella donna incinta, l’inizio del secondo trimestre – dalla 14a alla 20a settimana di gestazione – è il periodo più sicuro per effettuare le procedure terapeutiche odontoiatriche, durante il quale il rischio di interruzione della gravidanza è inferiore rispetto al primo trimestre e l’organogenesi è completata. Entro 20 settimane di gestazione l’utero in gravidanza è posizionato al di sotto dell’ombelico e, pertanto, i trattamenti odontoiatrici possono essere eseguiti con maggiore comodità sulla poltrona rispetto ai periodi successivi. Nel terzo trimestre, l’utero di dimensioni aumentate può premere sulla vena cava inferiore e sulle vene pelviche, ostacolando il ritorno venoso al cuore: tale diminuzione del ritorno venoso può provocare una riduzione della quantità di ossigeno erogata al cervello e all’utero.

Perciò, dopo la ventesima settimana di gestazione, le pazienti devono essere mantenute in una posizione semiseduta o con un cuscino posizionato sotto il lato destro del corpo per consentire lo spostamento dell’utero lateralmente a sinistra della vena cava. Questo posizionamento è generalmente confortevole e permetterà di evitare ipotensione e nausea.

(Articolo pubblicato sul Dentista Moderno del 18-05-2017)

Con il cuore in mano vi consigliamo di non trascurare la salute dei vostri denti durante il periodo della gravidanza per il bene vostro e del vostro bambino.


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15/Mag/2017

Volevo ricordare a tutti i pazienti ed amici che presso la nostra struttura Odont. Pol. Dr. T. Fondi & Dr. D. Pirotto  di Codogno in Via Cattaneo, 45 è presente uno studio di piccola chirurgia ambulatoriale, cisti, nei verruche, lipomi e sclerosanti delle varici, gestito dal Dr. Paolo Sordelli affiancato dalla Signora Michela Ferrari. Il Dr. Sordelli specializzato in medicina del lavoro, chirurgia e anestesia, ha una lunga esperienza in piccoli interventi ambulatoriali, inoltre, per chi lo necessitasse esegue ecografie in ogni distretto del corpo e ecodoppler del sistema venoso. Normalmente riceve ogni primo lunedì del mese, e per appuntamenti telefonare presso lo studio allo 037734974.

 

Dr. Paolo Sordelli
Sig.ra Michela Ferrari
Piccoli Lipomi
Nei piani e in rilievo
Verruche

EcografoVarici


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08/Mag/2017

Parlando di prevenzione, sono fondamentali due piccole radiografie che si fanno tra le arcate dentarie a bocca chiusa, le BITE WING. Servono per vedere insieme le corone e parte delle radici  dell’emiarcata destra e sinistra. Perché sono cosi importanti, ci permettono di vedere le corone dei denti superiori e inferiori e quindi di seguirne il contorno, si possono così intercettare le carie al loro primo comparire, si può quindi decidere se procedere alla loro otturazione, oppure tenerle sotto controllo quando essendo interessato solo lo smalto, si può attendere e verificare ad un prossimo controllo con altre bitewing se la carie si è approfondita anche nella dentina e quindi va curata, oppure è rimasta tale quale  e quindi aspettare ancora. Ogni quanto vanno ripetute le bite?  Non esiste una regola precisa, ma sarà la cariorecettività del paziente a decidere. Se dopo sei mesi la piccola cavità cariosa è rimasta tale quale il paziente è poco cario recettivo e quindi ripeterà le bite una volta all’anno o addirittura ogni due anni, viceversa se dopo sei mesi la carie è aumentata, addirittura di molto, le bite andranno ripetute ogni sei mesi e nei casi peggiori  ogni tre.

Le bitewing rimangono il presidio più utile e a minor costo per valutare la cariorecettività di un paziente.

  

Nella prima Bite è evidente come nel 5°  e nel 7° superiore di sinistra siano presenti delle carie che hanno già raggiunto la dentina, mentre il 6° ha una vecchia otturazione in amalgama di argento che appare integra. A distanza di un anno sono state ripetute le Bite e si vede come il 5° e il 7° siano stati otturati, mentre il 6° presenta una grossa infiltrazione cariosa dove prima c’era un’amalgama integra. Questo fa capire l’importanza di ripetere le Bite- Wing almeno una volta all’anno.

Bisogna fare molta attenzione nell’eseguire queste radiografie, gli spazi interdentali devono rimanere aperti e visibili senza una sovrapposizione di contorni dentali che ci impedirebbero una corretta visione dei profili e quindi una difficile e non precisa diagnosi di carie.

    

Nella Bite di destra si vedono chiaramente due piccole radiotrasparenze a livello del 6° inferiore sia mesiale che distale, una piccolissima carie limitata al solo smalto nel 5° inferiore distale, che si terrà sotto controllo, il 6° superiore di destra presenta anch’esso una lesione cariosa sia mesiale che distale. Nella radiografia di sinistra non si apprezzano lesioni cariose, ma una piccola sovrapposizione dei contorni del 5° e 6° infgeriori.

Quindi quando il vostro dentista prima di procedere ad un’otturazione evidente della superficie occlusale di un dente riterrà opportuno eseguire queste piccole radiografie, apprezzatelo, sta facendo bene il suo lavoro cercando di formulare una diagnosi precoce delle lesioni cariose prima che diventino troppo estese tali da richiedere la devitalizzazione del dente.


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