PICT0950-1200x800.jpg
28/Gen/2020

   

 

L’ortodonzia è la parte dell’odontoiatria che si occupa di correggere la posizione del dente per migliorare la masticazione, la respirazione e l’estetica.

Il termine ortodonzia deriva dal greco οῤθός “dritto” e ὀδοῦs oδó𝜈𝜏𝜊𝜍 “dente” e significa letteralmente “denti dritti”.

Denti storti malposizionati o con problemi di occlusione possono sia andare incontro più facilmente a carie ed a malattia parodontale, sia provocare problemi di masticazione e rendere il sorriso meno piacevole.

Alcuni problemi ortodontici particolarmente importanti si risolvono più facilmente se trattati in età precoce in dentatura decidua (denti da latte).

Anche gli adulti ricorrono sempre più frequentemente al trattamento ortodontico per migliorare masticazione ed aspetto estetico.

Lo scopo consiste nell’ottenere un’occlusione funzionale, con obiettivi realistici che concludono con le necessità del paziente.

 

       

 

                            Ortodonzia eseguita dal Dr. Vitaliano Martin Paoletti

 

 


download.jpg
03/Dic/2019

Il bruxismo è l’atto di stringere, serrare o digrignare i denti sopratutto  durante il sonno nonostante il fenomeno sia in aumento e venga rilevato anche nelle ore diurne. Secondo recenti ricerche il bruxismo sarebbe un campanello d’allarme che ci indica, negli adolescenti, una pressione psicologica da collegare anche ad atti di bullismo subiti.

Il 65% degli adolescenti che hanno avuto a che fare con il bullismo, presenta il fenomeno bruxismo circa 4 volte di più rispetto alla norma.  Lo studio pubblicato nel Journal of Oral Rehabilitation, avverte i genitori, raccomandando un intervento repentino sia a livello odontoiatrico che psicologico.

La ricerca ha evidenziato che ragazzi dai 13 ai 15 anni che erano assoggettati a pressioni di bullismo verbale, soprattutto in ambito scolastico, mostravano una maggiore percentuale nello digrignare i denti durante il sonno.

Il soggetto affetto da bruxismo molto spesso non percepisce il problema identificandolo, ma al risveglio sentirà dolore a livello della mascella, nel tempo il bruxismo porterà il paziente ad avere canini e molari consumati o lesi, e se trascurato o non identificato, lo condurrà ad avere denti e articolazioni temporomandibolari danneggiati. A questi disturbi spesso si associa cefalea ingiustificata e disturbi all’apparato uditivo.

 

Le cause della patologia, non sono note, ma secondo gli studi più recenti il fenomeno può essere favorito da:

  • predisposizione familiare
  • alterazione del sistema neurologico
  • assunzioni di farmaci o droghe
  • eccessiva assunzione di caffè, alcool
  • fumo, ansia e stress

Il problema viene purtroppo sottovalutato, ma è molto diffuso in particolare tra gli adulti. L’Accademia italiana di odontoiatria protesica ha rilevato che ne sono affetti circa 15 milioni di italiani e l’incidenza è in continua e significativa crescita.

Come controllarlo?

Il bruxismo notturno può essere gestito attraverso l’utilizzo di un bite, un apparecchio rimovibile, realizzato in resina trasparente, che viene posizionato tra l’arcata dentale superiore e quella inferiore, e grazie alla sua funzione da “cuscinetto”, blocca l’azione di strofinamento e serramento durante le ore notturne.

Se il bruxismo è presente di giorno l’uso del bite risulta poco risolutivo in quanto difficilmente il paziente riesce a tenere il dispositivo. È perciò necessaria un’azione cosciente di controllo, quindi viene richiesto di prestare attenzione al fenomeno e cercare di allentare le tensioni.

 


Ferrari-Maristella-12-07-2018-1024x476.jpg
30/Set/2018

Paziente in prima visita viene con tutta la sua documentazione, ha girato già diversi studi da Reggio Emilia, dove abita, a Piacenza, e sempre ha ricevuto la stessa risposta: “Non ha abbastanza osso per poter eseguire gli impianti.” L’arcata superiore è completamente edentula, e porta una protesi totale da diversi anni, ora la cresta si ulteriormente ritirata e quindi fa fatica a trovare stabilità avendo notevoli disagi. Nell’arcata inferiore sono presenti 4 elementi dentari che ricoperti sostengono uno scheletrato, tali elementi appaiono molto compromessi e mobili, doloranti alla masticazione.

Viene controllata la tac che la paziente aveva portato con se  e viene eseguita una nuova ortopantomografia della arcate dentarie.

                      

Quindi si decide di estrarre tutti gli elementi inferiori ed eseguire contemporaneamente 4 impianti, mentre nell’arcata superiore di inserire 4 impianti con chirurgia guidata. Cominciamo dall’inferiore, si eseguono le estrazioni si scolla un lembo a tutto spessore, e la situazione appare molto più complessa di quanto sembrasse in radiografia, gli elementi dentali infetti avevano provocato vere e proprie voragini nell’osso, per fortuna nell’arcata inferiore, quanto c’è altezza dell’osso, tra i forami mentonieri ( dove passano i nervi ) si può pulire ed abbassare l’osso fino a trovare uno spessore adeguato e tessuto osseo sano, si posizionano gli impianti decidendo di non fare il carico immediato, vista la scarsa qualità dell’osso, si posiziona la protesi totale provvisoria confezionata in precedenza ma la tenuta non era soddisfacente, si decide allora di caricare un impianto, quello centrale, mettendogli un bottone che inserendosi nella protesi la stabilizza. Chiaramente c’è la possibilità che questo impianto possa essere perduto, ma i tre restanti, una volta integrati sono più che sufficienti per avvitare una barra che darà una stabilità notevole alla protesi.

La paziente è soddisfattissima, non ha più dolore e la protesi totale ancorata ad un impianto le da una stabilità soddisfacente per poter mangiare.

Passiamo quindi all’arcata superiore. Si esegue una tac con inserita una dima che ci permetterà di avere dei punti di repere, si prende quindi l’impronta dell’arcata superiore che una volta sviluppata viene scannerizzata  dopo di che un apposito softaware unisce le due immagini e posiziona gli impianti nell’unica zona possibile essendo la cresta ossea davvero molto stretta e con due enormi seni mascellari molto bassi. Con una stampante 3D viene confezionata una guida chirurgica che ci permetterà di posizionare gli impianti senza tagliare ed scollare un lembo, quindi senza dover suturare con un enorme confort per il paziente.

      

La mattina dell’intervento la paziente viene con la protesi inferiore ancorata ad un impianto e la sua vecchia protesi superiore, viene posizionata la dima chirurgica ricavata dallo studio della tac e della bocca quindi una volta provata la precisione della dima si blocca con dei pin laterali, poi con una sequenza ben protocollata attraverso i fori della dima e guidati dagli stessi  si eseguono i vari passaggi per posizionare gli impianti, il tutto per la durata di circa 30 minuti. posizionati gli impianti si smonta la guida chirurgica e la paziente può tranquillamente rimettere la sua vecchia protesi in attesa dell’integrazione degli impianti e quindi il confezionamento di una nuova protesi ancorata ad una barra avvitata sui 4 impianti.

                       

Questa è la tac eseguita dopo il posizionamento degli impianti da cui si vede come tutti gli elementi implantari siano all’interno della cresta ossea.

La cosa più bella è la soddisfazione della paziente che dopo un paio di ore dall’intervento non aveva alcun dolore ne gonfiore e che ha potuto mangiare tranquillamente senza nessun problema, il suo ringraziamento e gratitudine sono stati espressi con un bellissimo messaggio che ha inviato come  riconoscimento allo studio. Sicuramente questo sarà il futuro della chirurgia implantare, ma senza dimenticare la capacità di eseguire la metodica classica con l’apertura di un lembo chirurgico qualora dovessero insorgere delle complicazioni durante l’esecuzione della chirurgia guidata.


sensibilita-dentale.jpg
09/Ago/2018

Sempre più spesso sui social circolano articoli che invitano a qualche forma di medicina fai da te, con tutti i rischi per la salute che ne possono conseguire.

I “rimedi casalinghi” possono talvolta rivelarsi efficaci, ma, nella maggioranza dei casi, non portano alcun reale giovamento al paziente. Anzi. Molto spesso chi tenta di curarsi con il “fai da te” vede peggiorare il suo quadro clinico e rende più complesso il successivo intervento terapeutico.

Prendiamo in considerazione una delle tante procedure consigliate in ambito dentistico e riportiamo testualmente una metodica suggerita per rimuovere il tartaro.

Si legge:

  • SII IL DENTISTA DI TE STESSO! ECCO ALCUNI TRUCCHI PER RIMUOVERE GLI ACCUMULI DI TARTARO A CASA
  • Ecco cosa serve: bicarbonato, uno spazzolino, acqua ossigenata, sale, acqua, una tazza, uno stuzzicadenti, un collutorio antisettico.
  • Mescolare un cucchiaio di bicarbonato con mezzo cucchiaino di sale. Bagnare lo spazzolino in acqua calda e immergerlo nel composto per poi spazzolare i denti per 5 minuti.
  • Mescolare una tazza di acqua ossigenata con mezza tazza di acqua calda e risciacquare per 1 minuto Risciacquare ancora con acqua fresca
  • Grattare via il tartaro da ciascun dente con l’ausilio dello stuzzicadenti.
  • Risciacquare con un collutorio antisettico.
  • Procedere in questo modo a giorni alterni fino all’ottenimento del risultato desiderato.

Et voilà! Siete improvvisamente, quantomeno, igienisti dentali.

    

Il percorso di studio per diventarlo davvero è inutile, gli investimenti in attrezzature specifiche sono superflui per non parlare dell’utilizzo di strumenti sterili: obsoleto.

Ecco di seguito cosa potrebbe accadere provando a seguire queste indicazioni:

  1. ustioni superficiali della mucosa orale legate all’erronea composizione del mix sale-bicarbonato o all’erronea diluizione dell’acqua ossigenata;
  2. sanguinamento delle gengive e potenziale assorbimento del bicarbonato da parte della mucosa orale, pericoloso per pazienti che soffrano di ipertensione, insufficienza renale ed altre patologie che determinino un disequilibrio del rapporto acido-base a livello sistemico
  3. abbassamento del PH della bocca e relativo danno alla flora batterica orale;
  4. peggioramento di problematiche odontoiatriche non diagnosticate quali retrazione della gengiva, infiammazione parodontale o esposizione della dentina
  5. aumento della sensibilità dentale
  6. abrasione dello smalto ed esposizione della dentina che ha, per natura, un colore giallastro.

 

     

     

In realtà anche i dentisti utilizzano il bicarbonato di sodio durante le sedute di igiene dentale ma, ovviamente, ci sono enormi differenze.

Primo: il bicarbonato di sodio è diverso. Il prodotto presente sugli scaffali del supermercato ha grani molto grossi che graffiano la superficie del dente.

Secondo: l’igienista non procede alla pulizia “spazzolando” i denti, ma utilizza un macchinario apposito che genera un getto di acqua, aria e bicarbonato. Grazie a tale strumento è in grado di trattare ogni dente nel modo più opportuno, direzionando il getto in modo da non compromettere la salute della mucosa, variando la concentrazione del bicarbonato e modulandone l’intensità e la distanza dalle superfici dentali.

  

 

L’unico modo per risparmiare denaro in ambito dentistico è quello di farsi seguire da personale competente e seguirne scrupolosamente le indicazioni (lavarsi regolarmente i denti, utilizzare dentifrici e collutori di buona qualità, cambiare spesso lo spazzolino etc.) puntando alla prevenzione delle patologie orali attraverso regolari sedute di igiene e di controllo.


Foto_025-1641-x-10952-1024x683.jpg
01/Nov/2017

Ciao Elena,

scrivo semplicemente per chiederti se puoi ringraziare il Dottore che mi ha estratto i denti del giudizio!!!! Non ho praticamente avuto nessun dolore… Ha le mani d’oro!!!

Sto bene, la gengiva si sta rimarginando!

Ringrazia da parte mia sia il Dot. Fondi, sia Morgana ovviamente… A presto,

Clara

 

Questa è la lettera che ci ha inviato una paziente, che terrorizzata perchè doveva togliere due denti del giudizio, è stata prima tranquillizzata e poi con estrema delicatezza, si è proceduto all’estrazione contemporanea del dente del giudizio sup. e inf. dello stesso lato. La paziente era felicissima perchè non aveva sentito assolutamente nessun dolore e soprattutto ha continuato a non sentire niente neppure a casa. Con questa mail  ha voluto ringraziare me e tutto lo staff per il trattamento ricevuto, noi invece intendiamo ringraziare lei per la bellissima mail, che ci ha riempito il cuore di gioia  e ci ha dato stimoli per far sempre meglio il nostro lavoro. Grazie cercheremo sempre di mantenere la fiducia che migliaia di pazienti ci accordano da ormai 36 anni.


Pezzoli-Giordano-29-04-2016-1024x476.jpg
02/Ott/2017

Sin dalla sua introduzione nel settore dell’odontoiatria da parte del dottor Branemark, l’implantologia, la chirurgia dentale per antonomasia ha subito numerose modifiche e molti miglioramenti. Ogni progresso fatto ha dimostrato che l’implantologia è un grande vantaggio per la società e quindi la sua accettazione da parte della popolazione in generale è aumentata notevolmente nonostante sia una tecnica di trattamento relativamente costosa.

                       

In questo caso si vede come con due semplici impianto è stato possibile ripristinare la masticazione senza toccare i denti del paziente, e questo è il reale vantaggio dell’implantologia.

L’osseointegrazione è la connessione strutturale e funzionale tra l’osso e la superficie di un impianto che porta il carico, e questa funzione dovrebbe essere adeguata e soddisfacente durante il periodo di guarigione e mantenuta durante il periodo di carico protesico. Lo sviluppo dell’interfaccia ossea dell’impianto è complesso. In questo breve video si vede come funziona l’osteointegrazione.

 

L’implantologia dentale permette di ripristinare il sorriso di un paziente che abbia perduto dei denti naturali, garantendo un risultato valido da un punto di vista sia estetico sia funzionale.

Con gli impianti si ottiene una riabilitazione fissa delle capacità masticatorie evitando al paziente tutti i fastidi legati alle protesi mobili.

L’intervento implantologico viene eseguito inserendo nell’osso mandibolare o mascellare, dei perni in titanio (che è un materiale completamente biocompatibile), che servono da sostegno per elementi dentali artificiali.

Fino a qualche tempo fa era ritenuto necessario attendere un periodo variabile dai 2 agli 8 mesi dal momento dell’inserimento dell’impianto prima di posizionare l’elemento dentale artificiale.

Oggi la tendenza è di abbreviare quanto più possibile queste tempistiche per ridurre al minimo il disagio per il paziente.

Gli elementi artificiali vengono inseriti, a seconda dei casi, immediatamente (carico immediato), in un periodo che va da una settimana a 2 mesi (breve periodo) o dopo 2 mesi (metodica convenzionale).

Molti sono stati gli studi volti a verificare quale impatto possa avere questa variabile temporale sul successo dell’intervento implantologico e tra questi spicca il lavoro di Esposito, Grusovin, Maghaireh H che, dopo aver valutato 1217 pazienti ai quali erano stati inseriti un totale di 2120 impianti, hanno potuto concludere: “non ci sono prove convincenti di una differenza significativa di problematiche legate all’inserimento di impianti in relazione al tempo trascorso tra l’inserimento dell’impianto e dell’elemento dentale artificiale”.

Queste evidenze scientifiche confermano, ancora una volta, come in caso di mancanza di uno o più denti, l’impianto dentale sia la miglior strategia terapeutica per il paziente, sia in termini di funzionalità, sia in termini temporali.

Per comprendere se un paziente possa essere un buon candidato per un impianto a carico immediato è necessario un esame prechirurgico approfondito per valutare la qualità e la quantità di osso disponibile per l’inserimento del perno.

Tale valutazione verrà fatta attraverso lo studio radiologico del distretto orofacciale. Oltre all’l’ortopantomografia tradizionale, fondamentale sarà l’esame TC-dentascan dei mascellari e dei seni paranasali, che offrendo un’immagine dettagliata tridimensionale della tessuto osseo disponibile e della sua struttura qualitativa permette di raccogliere tutte le informazioni necessarie a decidere che impianti posizionare, dove posizionarli e in che numero.

A questa valutazione seguirà un’anamnesi completa per valutare lo stato di salute complessivo del paziente (patologie pregresse o in atto, assunzione di farmaci che non consentono la riabilitazione protesica implantologica).

Tendenzialmente si può sostenere che un paziente che non abbia necessità di una rigenerazione ossea sia un buon candidato per l’impianto a carico immediato.

Qualora sia invece necessario provvedere ad una rigenerazione/ricostruzione ossea, sarà il dentista, caso per caso, a decidere se eseguire questa procedura contemporaneamente all’inserimento degli impianti, o in momenti successivi.

In un paziente completamente edentulo si può eseguire quella che viene chiamata Toronto Bridge, e che  consiste nell’inserire alcuni impianti, minimo 4,  meglio se 5 o 6,  nell’arcata superiore o in quella inferiore. Su di essi viene avvitata una protesi che garantisce al paziente una stabilità, ed una comodità simile a quelle dei propri denti

La protesi rimane fissata agli impianti e quindi non si toglie, si riesce ad ottenere una estetica elevata, la masticazione avviene come con denti naturali, l’igiene si effettua con la massima facilità e cosa molto importante, il dentista può rimuoverla in caso di problematiche agli impianti, o per effettuare un’igiene professionale.

Nei nostri studi di Codogno, Spino d’Adda e Corno Giovine  utilizziamo con successo questa metodica proponendola però solo a quei pazienti per i quali sia, concretamente, la soluzione migliore: pazienti portatori di dentiera, o con pochi denti residui non sani, che non abbiano particolari esigenze estetiche.

Gli impianti dentali sono costituiti da tre elementi fondamentali:

  • un impianto cilindrico o conico  normalmente in titanio che sostituisce la radice del dente mancante;
  • un elemento di connessione posizionato o integrato nell’impianto che serve come supporto per gli elementi dentali da sostituire;
  • la corona, ovvero la parete visibile del dente che viene realizzata in modo da armonizzarsi con la dentatura naturale.

 

Gli impianti dentali sono adatti a persone di ogni età e possono essere la scelta ottimale non solo nel caso in cui manchino uno o più denti, ma anche nel caso in cui il paziente abbia perduto tutti i denti.

I denti ricostruiti con gli impianti dentali garantiscono una funzionalità e delle sensazioni identiche a quelli naturali e garantiscono al paziente la possibilità di svolgere le normali azioni quotidiane senza percepire alcun disagio.

Ma perché scegliere una terapia implantare rispetto ad altre opzioni?

  1. Gli impianti sono la cosa più vicina ai denti naturali. Forti e stabili gli impianti dentali rimpiazzano la radice andata perduta, cosicché il nuovo dente ha la stessa funzionalità e garantisce le stesse sensazioni di un dente naturale.
  2. Sono fatti per durare e costituiscono una soluzione a lungo termine. È noto che i ponti dentali supportati da altri denti possono durare all’incirca 10 anni, dopodiché devono essere rimpiazzati, mentre gli impianti, possono durare per tutta la vita se inseriti e curati correttamente.
  3. Ti permettono di goderti la vita senza preoccuparti di denti: si armonizzano alla tua bocca, sembrano completamente naturali e non rischiano di muoversi.
  4. Gli impianti dentali proteggono la salute delle ossa. Lasciare uno spazio vuoto nella tua bocca dopo aver perso uno o più denti può creare altri problemi di salute quali la perdita e il deterioramento dell’osso mandibolare o mascellare. Se non utilizzato come supporto per un dente naturale l’osso si deteriora perdendo la sua forza.
  5. I denti stanno al loro posto, ovvero nella tua bocca. Non devi preoccuparti che la tua dentiera possa muoversi o uscirti in bocca.
  6. Gli impianti dentali ti permettono di parlare senza problemi, cosa che può essere difficoltosa per chi indossa protesi mobili che, spesso, rendono difficile la pronuncia di alcuni suoni.
  7. Puoi mangiare i tuoi cibi preferiti senza nessun problema.
  8. Proteggono la salute degli altri denti. Posizionare un ponte supportato da denti significa sovraccaricare i denti d’appoggio. Gli impianti dentali, che si fissano direttamente nell’osso nel posto esatto in cui manca la radice del dente ormai andato perduto, non hanno alcun impatto sui denti sani. Non solo, la loro presenza evita che i denti vicini a quelli mancanti si possono muovere slittando nello spazio lasciato libero.

 

In questo filmato di animazione si può vedere in un modo che non impressioni il posizionamento di un impianto.

 

Riassumendo quando quando inseriamo un impianto:

Quando un paziente ha perso qualche dente e vuole ripristinare la corretta masticazione, senza limare i denti vicini, oppure quando manca uno dei due pilastri di ponte.

 

Oppure in un paziente totalmente edentulo e che vorrebbe riavere la funzione estetica e masticatoria senza ricorrere alla protesi totale.

   


img.gif
15/Mag/2017

Volevo ricordare a tutti i pazienti ed amici che presso la nostra struttura Odont. Pol. Dr. T. Fondi & Dr. D. Pirotto  di Codogno in Via Cattaneo, 45 è presente uno studio di piccola chirurgia ambulatoriale, cisti, nei verruche, lipomi e sclerosanti delle varici, gestito dal Dr. Paolo Sordelli affiancato dalla Signora Michela Ferrari. Il Dr. Sordelli specializzato in medicina del lavoro, chirurgia e anestesia, ha una lunga esperienza in piccoli interventi ambulatoriali, inoltre, per chi lo necessitasse esegue ecografie in ogni distretto del corpo e ecodoppler del sistema venoso. Normalmente riceve ogni primo lunedì del mese, e per appuntamenti telefonare presso lo studio allo 037734974.

 

Dr. Paolo Sordelli
Sig.ra Michela Ferrari
Piccoli Lipomi
Nei piani e in rilievo
Verruche

EcografoVarici


BITE-1.jpg
08/Mag/2017

Parlando di prevenzione, sono fondamentali due piccole radiografie che si fanno tra le arcate dentarie a bocca chiusa, le BITE WING. Servono per vedere insieme le corone e parte delle radici  dell’emiarcata destra e sinistra. Perché sono cosi importanti, ci permettono di vedere le corone dei denti superiori e inferiori e quindi di seguirne il contorno, si possono così intercettare le carie al loro primo comparire, si può quindi decidere se procedere alla loro otturazione, oppure tenerle sotto controllo quando essendo interessato solo lo smalto, si può attendere e verificare ad un prossimo controllo con altre bitewing se la carie si è approfondita anche nella dentina e quindi va curata, oppure è rimasta tale quale  e quindi aspettare ancora. Ogni quanto vanno ripetute le bite?  Non esiste una regola precisa, ma sarà la cariorecettività del paziente a decidere. Se dopo sei mesi la piccola cavità cariosa è rimasta tale quale il paziente è poco cario recettivo e quindi ripeterà le bite una volta all’anno o addirittura ogni due anni, viceversa se dopo sei mesi la carie è aumentata, addirittura di molto, le bite andranno ripetute ogni sei mesi e nei casi peggiori  ogni tre.

Le bitewing rimangono il presidio più utile e a minor costo per valutare la cariorecettività di un paziente.

  

Nella prima Bite è evidente come nel 5°  e nel 7° superiore di sinistra siano presenti delle carie che hanno già raggiunto la dentina, mentre il 6° ha una vecchia otturazione in amalgama di argento che appare integra. A distanza di un anno sono state ripetute le Bite e si vede come il 5° e il 7° siano stati otturati, mentre il 6° presenta una grossa infiltrazione cariosa dove prima c’era un’amalgama integra. Questo fa capire l’importanza di ripetere le Bite- Wing almeno una volta all’anno.

Bisogna fare molta attenzione nell’eseguire queste radiografie, gli spazi interdentali devono rimanere aperti e visibili senza una sovrapposizione di contorni dentali che ci impedirebbero una corretta visione dei profili e quindi una difficile e non precisa diagnosi di carie.

    

Nella Bite di destra si vedono chiaramente due piccole radiotrasparenze a livello del 6° inferiore sia mesiale che distale, una piccolissima carie limitata al solo smalto nel 5° inferiore distale, che si terrà sotto controllo, il 6° superiore di destra presenta anch’esso una lesione cariosa sia mesiale che distale. Nella radiografia di sinistra non si apprezzano lesioni cariose, ma una piccola sovrapposizione dei contorni del 5° e 6° infgeriori.

Quindi quando il vostro dentista prima di procedere ad un’otturazione evidente della superficie occlusale di un dente riterrà opportuno eseguire queste piccole radiografie, apprezzatelo, sta facendo bene il suo lavoro cercando di formulare una diagnosi precoce delle lesioni cariose prima che diventino troppo estese tali da richiedere la devitalizzazione del dente.


Diapositiva5.jpg
08/Apr/2017

In chirurgia  si sono fatti notevoli progressi quando si è capito che era fondamentale la sterilità e l’isolamento del campo operatorio, si sono così evitate le infezioni  e le contaminazioni da parte dei tessuti circostanti .

In bocca si è sempre pensato che fosse impossibile isolare il campo operatorio o meglio non servisse perché tanto in bocca “guarisce tutto”, quindi al massimo per tenere isolata  e asciutta la zona da trattare si metteva un rullo di cotone.

Tutto questo è durato finchè un signore di New York Dr. Sanford Chistie Barnum  il 15 Marzo del 1864 capi che prendendo un telino di gomma e praticandovi un foro per far  passare il dente  o i denti da trattare attraverso questo o questi fori rimanevano perfettamente asciutti e isolati sia dalla saliva che da eventuali infezioni presenti nella bocca. Era nata la diga di gomma e oggi sono  150 anni che questo importantissimo presidio esiste.

               

Ma se è così come mai oggi nel 2017 solo il 9% dei dentisti italiani usa la diga di gomma? Sarà per i costi eccessivi, per l’enorme difficoltà nel montarla, o per mancanza di voglia di apprendere una semplicissima tecnica che  permetterebbe  di lavorare in un ambiente asciutto e pulito?!

Vediamo: il costo, esageriamo 2€ compreso il costo per acquistare gli uncini e il kit pinza e foradiga, tutto materiale autoclavabile quindi riutilizzabile,  tranne il foglietto di gomma che è monouso e si getta via. La difficoltà e il tempo per montarla, vedrete da questi brevi filmati il tempo reale necessario per  posizionarla, quindi non rimane che l’ultima ipotesi.

 

 

 

Questi due brevi filmati mostrano in tempo reale la facilità con cui si monta la diga di gomma.

Basterebbe quindi fare un piccolo sforzo di volontà per godere degli innumerevoli vantaggi che ci regala la diga di gomma e sono numerosissime le indicazioni al suo uso. Passiamole in rassegna alcune:

Endodonzia: credo che siano tutti d’accordo che è impossibile devitalizzare correttamente un dente senza applicare la diga, noi usiamo liquidi tossici che il paziente potrebbe ingerire, la saliva, ricca di batteri, infetterebbe l’interno della radice del dente favorendo l’insorgere dei granulomi, il paziente con un movimento brusco potrebbe ingerire lo strumento che stiamo usando per la devitalizzazione, con gravi conseguenze  per il paziente, ma anche per lo studio.

 

                  

Uno  strumento canalare ingerito da un paziente a cui non era stata montata la diga duranteun trattamento canalare.

Conservativa: oggi in conservativa si usano quasi esclusivamente materiali compositi, che hanno mille pregi, aderiscono perfettamente al tessuto dentale, sono molto estetici e resistenti, ma hanno solo un grosso (difetto) tra parentesi, non sopportano l’umidità e quindi l’unico modo per sfruttare a pieno le loro potenzialità è lavorare con la diga ogni qualvolta si deve usare un materiale composito, dai sigillanti  alle otturazioni, dalla cementazione delle faccette e degli intarsi, vedrete dalle foto altre innumerevoli indicazioni all’uso della diga di gomma.

Dr. Davide Pirotto

 

  

  

Endodonzia Dr. Terzo Fondi ricostruzione Dr. Davide Pirotto

Dr. Terzo Fondi

 

Quindi quando andrete dal vostro dentista pretendete che applichi la diga ogni qualvolta si renda necessario il suo uso.


Copyright © 2019 Odontoiatria Polispecialistica Fondi Pirotto – Autorizzazione Sanitaria N.315 del 21-6-2004 | Informativa Privacy e Cookie Policy