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28/Mar/2017

Ultimamente si sente sempre più parlare di faccette dentali. Facciamo un po’ di chiarezza su questo argomento.

In realtà il concetto non è nuovo, da sempre si cercava una tecnica che potesse dare estetica e funzione sacrificando il meno possibile il tessuto dentale, e concettualmente si sapeva benissimo come fare, si doveva preparare il meno possibile le superfici dentali, confezionare poi dei “gusci” in materiali diversi, composito, ceramica, ed ultimamente disilicato di litio, e applicarli sulle superfici dentali preparate. Dove era quindi il problema? Le tecniche adesive  e i materiali non erano così perfezionati  da poter garantire una tenuta nel tempo, e questo ci costringeva a delle preparazioni  contenitive, che  potessero assicurare una cementazione senza infiltrazioni e duratura,  il prezzo da pagare era la distruzione di una buona parte di dentina.

Negli ultimi anni, le tecniche adesive hanno fatto passi da gigante, e oggi sono completamente affidabili tanto da permetterci di essere molto conservativi, preparando pochissimo le superfici dentali o di non prepararle affatto.  Per non parlare dei materiali: oggi siamo vicini alla perfezione, i compositi microibridi con masse di smalto e dentina si sono avvicinati moltissimo al dente naturale, i disilicati, cioè le ceramiche vetrose pure, sono  quanto di più bello possa esserci nel campo delle ceramiche dentali, completamente prive di metallo e con un’estetica che non a niente da invidiare allo smalto dei denti naturali e possono essere realizzate con pochi micron di spessore.

Prima…                            
Dopo…

 

   

  

Fondamentali  sono le tecniche di cementazione. Per cementare le faccette si usa una tecnica adesiva e il cemento è un composito sia foto che auto polimerizzante,  che deve essere usato esclusivamente con la diga di gomma, (presto scriverò un articolo su questo importantissimo presidio)  poiché tutti i materiali compositi temono moltissimo l’umidità, e non esiste altro modo per tenere completamente asciutto il campo operatorio se non con la diga: solo in questo modo si può garantire un’adesione duratura , che resista nel tempo senza infiltrarsi.

Situazione iniziale
Preparazione minimale
Faccette in disilicato di litio  
Cementazione rigorosamente sotto diga
Caso finale
Caso iniziale
Caso finale

Come dicevo all’inizio oggi si sente parlare tanto di faccette forse perchè l’Estetica è diventata prioritaria rispetto ad una volta, noi abbiamo sempre abbracciato questa tecnica con i materiali che avevamo a disposizione. Oggi riusciamo a fare delle cose eccellenti perchè eccellenti sono diventati i materiali e l’adesione è diventata una scienza esatta, fermo restano che venga mantenuto il requisito fondamentale che è la cementazione con diga di gomma.

Il dr.Pirotto ha abbracciato con entusiasmo questa tecnica tanto da diventarne un esperto. I casi fotografati sono stati tutti eseguiti da Lui.


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09/Mar/2017

COSA FARE IN CASO DI CADUTA ACCIDENTALE DI UN BAMBINO IN CUI SIANO COINVOLTE LA BOCCA E I DENTI.

Può capitare che il vostro bambino cada o sbatta la bocca, riceva una testata durante il gioco. Prima cosa non perdere la calma, perché vedrete un mare di sangue, tamponate con del ghiaccio e una pezza bagnata con acqua fredda, dopo di che cominciate ad analizzare, prima la lingua poi le labbra ed infine i denti. Ed è proprio sui denti che concentreremo il nostro breve vademecum.

Nell’ipotesi peggiore vedete che il suo bel dentino davanti, magari spuntato da poco, non c’è più ed al suo posto c’è un buco sanguinante, (naturalmente sto parlando dei denti permanenti perché la perdita di un dente da latte sarebbe molto meno grave)  guardatevi in giro e cercate dove è finito il dentino, quando lo avete trovato, mettetelo in un fazzoletto bagnato, e una volta a casa in un bicchiere di latte, è importantissimo che il dente rimanga idratato. Correte il prima possibile dal vostro dentista di fiducia portando con voi il dente, il dentista provvederà a reimpiantarlo e a bloccarlo ai denti vicini. Tanto più veloce sarà questa operazione tanto maggiore la possibilità che il reimpianto riesca e che il vostro bambino potrà riavere il suo dente e tenerlo per  molti anni e nei casi più fortunati e immediati per sempre.

Anche se dovessero passare dei giorni non disperate e non buttate via il prezioso dente, perché il reimpianto può essere fatto anche a distanza di giorni con ottimi risultati, la durata nel tempo sarà inferiore, ma potrete garantire la permanenza in bocca del dente di vostro figlio per circa 20 anni, poi la radice si riassorbirà, ma allora potrà essere sostituito da un impianto.

Il caso che illustrerò parla proprio della perdita di un dente e il suo reimpianto dopo 3 giorni.

  

Ragazzo di 12 anni caduto dalla bicicletta viene in studio a farsi vedere dopo un giorno dall’incidente. Dico ai genitori di andare a cercare il dente, me lo portano  tutto sporco e disidratato, lo immergo nel latte in cui avevo sciolto un antibiotico e una volta reidratato lo reimpianto e blocco ai denti vicini.

    

   

Bene questo dente è rimasto in bocca per 22 anni dopo di che, come si vede dalla radiografia, la radice ha iniziato il processo di riassorbimento, quindi ho fatto passare ancora 5 anni dopo di che ho fatto un impianto. (Scusate per le scene cruente, ma non avevo altro modo per far capire l’importanza  di reimpiantare un dente perso per incidente.)

Fortunatamente non sempre le conseguenze sono così drammatiche, può succedere che possa fratturarsi parte di uno o più denti, anche in questo caso è importante andare subito dal proprio dentista che, dopo aver verificato se il dente è ancora vivo, procederà ad una pulpotomia.

Questa tecnica antichissima permetterà al dente di rigenerare la parte di dentina fratturate e nello stesso tempo darà modo alla radice, che essendo un bambino piccolo non ha ancora chiuso il suo apice, di completare il processo di apicogenesi. Diffidate da chi volesse devitalizzare un dente che non ha ancora l’apice radicolare completamente formato.

        

La paziente bambina e 30 dopo con ancora il suo dente ancora vitale e pronto per essere perfezionato con una faccetta in disilicato.

      

  

Ecco i passaggi come si vede nella prima foto ci sono i cornetti pulpari scoperti e sanguinanti si esegue un processo di pulpotomia, si applica idrossido di calcio dopo 6 mesi si riapre e dove prima c’era una polpa sanguinante, ora c’è dentina neoformata. Dalla prima rx si vedono gli apici radicolari aperti e a distanza di 8 mesi gli apici sono completamente chiusi e nell’ultima foto  il dente ricostruito e con un controllo a 5 anni. Ho rivisto la paziente 15 giorni fa e sta ancora benissimo dopo 30 anni.

   

L’ultima foto è un bellissimo vetrino del mio maestro Dr. Nicola Perrini che mostra una polpa sana con gli odontoblasti che producono dentina.


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