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04/Lug/2018

Sorridi, provaci!

Il sorriso è un’arma potentissima a disposizione di ognuno di noi ed è oggetto di molti studi scientifici.

Cosa significa sorridere? Perché lo facciamo? Cosa vedono gli altri nel nostro sorriso?

 

I PRIMI STUDI

Il primo ad esaminare il sorriso fu Charles Darwin. Egli si rese conto che sorridere è un atto universale, non legato al contesto culturale di provenienza come invece la comunicazione verbale o alcuni gesti del linguaggio del corpo.

Ogni persona è, infatti, in grado di comprendere il sorriso e i sentimenti che esso comunica.

LE TIPOLOGIE DI SORRISI

Il sorriso può essere naturale quando siamo di buon umore, oppure forzato quando invece ci sentiamo tristi.

Gli scienziati hanno identificato 6 tipologie di sorriso a seconda di quali muscoli, delle labbra, delle guance o del viso, vengono coinvolti.

  • Il SORRISO FALSO:è il tipico sorriso forzato, di cortesia, meccanico che coinvolge solo i muscoli delle labbra, che vengono tirate per mostrare i denti.
  • Il SORRISO COMPIACIUTO: è un sorriso che esprime soddisfazione per noi stessi. Le labbra, che rimangono quasi chiuse, vengono tirate leggermente da una parte, conferendo al volto un aspetto lievemente asimmetrico.
  • Il SORRISO DI INCORAGGIAMENTO E ASCOLTO: serve ad incoraggiare il nostro interlocutore e a comunicargli la nostra piena attenzione. È un sorriso appena accennato, quasi sempre a bocca chiusa che non coinvolge la parte superiore del volto.
  • Il SORRISO ASIMMETRICO: questo sorriso fa sì che le labbra vadano da un lato verso l’alto e dall’altro verso il basso e può essere manifestazione di diverse emozioni che vanno dall’ansia al sarcasmo, fino addirittura all’ironia o all’incoraggiamento.
  • Il SORRISO A BOCCA CHIUSA: è la manifestazione di accoglienza cordiale che viene naturalmente riservata alle persone con le quali non si ha confidenza. In contesti diversi può celare una certa timidezza o un senso di paura o di rabbia repressa.
  • Il SORRISO GENUINO O SORRISO DI DUCHENNE: è IL SORRISO SINCERO. Questo sorriso è breve, simmetrico e coinvolge labbra, e occhi.

 

                             

 

GLI EFFETTI DEL SORRISO

Anni di studio hanno evidenziato altri aspetti legati all’atto di sorridere.

Tutti noi sorridiamo e nel farlo esprimiamo gioia. La cosa più interessante però, è che basta sorridere per provare allegria.

Se è vero che, quando si prova una sensazione di gioia, il nostro corpo risponde contraendo i muscoli facciali ed in particolare modo quelli degli zigomi (sorridendo appunto), è vero anche che il gesto stesso di sorridere, indipendentemente dal fatto che sia spontaneo o meno, è in grado di farci provare uno stato di allegria.

Il nostro cervello infatti reagisce a ciò che il nostro corpo sta facendo e, dal momento che interpreta il sorriso come felicità, modifica il nostro umore in base a questa lettura.

Non solo.

Il sorriso ha effetto su chi ci circonda.

Anche se non siamo felici, essere circondati da persone sorridenti, è in grado di migliorare considerevolmente il nostro umore.

 

QUEL SORRISO NASCOSTO

La mancanza di uno o più elementi dentali, forti discromie o un allineamento scorretto inducono alcune persone ad impedirsi di sorridere. L’impatto psicologico e sociale di questa determinazione, dettata molto spesso da un senso di vergogna ed inadeguatezza, è estremamente grave.

Il sorriso può farci stare meglio, può far sì che le persone rispondano a noi in modo più positivo. Con un sorriso è molto più probabile riuscire ad avere successo all’interno delle relazioni personali o in termini di carriera.

Il sorriso è ciò che ci permette di mostrare al mondo i nostri sentimenti o di mascherare alcune sensazioni.

Non sorridere significa rinunciare ad uno dei più grandi doni che l’uomo abbia.

Poi si può sorridere lo stesso, perchè si è comunque felici, ma credo che un sorriso con tutti i denti in ordine abbia una valenza maggiore.


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27/Gen/2018

Quella che vedete in questa immagine è una carie dentale al suo primo stadio. La carie dentale è la malattia più diffusa al mondo e, se intercettata precocemente, è facilmente curabile, ma se trascurata può evolvere in carie profonda e interessare il tessuto pulpare e provocare un dolore fortissimo, incessante e pulsante, poi, se non si interviene il dolore può diminuire fino a scomparire, ma solo  perchè è intervenuta una necrosi pulpare, in poche parole il dente è “morto”. Se non si interviene il dolore ricompare, accompagnandosi a gonfiore e malessere generale si ha la formazione di un ascesso dentale che richiede la devitalizzazione del dente.

In questa fase i batteri, presenti all’interno dei canali radicolari, possono qualche volta fuoriuscire e attraverso il sistema artero-venoso andare in circolo ed interessare organi quali il cuore, i reni e le articolazioni provocando malattie sistemiche molto gravi. Questo fa capire quanto sia importante la prevenzione e l’intercettazione iniziale della carie dentale.

Questo filmato illustra in maniera chiara e didattica quanto esposto precedentemente.


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19/Mag/2017

Sarà successo  a molte, in occasione della gravidanza, di notare un maggior sanguinamento delle gengive, durante l’attesa, infatti, l’organismo della donna va incontro a una serie di modifiche per adattarsi al meglio al suo nuovo stato e per garantire la buona crescita del bambino. Uno dei principali cambiamenti riguarda la quantità di sangue in circolo, che in questo periodo aumenta fino quasi a raddoppiare. Lo scopo è assicurare una corretta irrorazione di tutti gli organi della futura mamma, compresi quelli “nuovi” come la placenta (che si forma apposta per nutrire e ossigenare il feto) e gli annessi embrionali, le strutture che circondano e proteggono il bimbo nel pancione. Di conseguenza, anche le gengive in questi mesi sono più ricche di sangue. Ecco perché è sufficiente sfregarle, per esempio mentre ci si lava i denti, per farle arrossare o sanguinare.

Il corpo della futura mamma è soggetto a una serie di mutamenti causati dagli ormoni, sostanze naturali prodotte per garantire il corretto funzionamento degli organi. In particolare, nel sangue aumenta il livello degli estrogeni e del progesterone, gli ormoni tipici dell’attesa. Queste sostanze (il progesterone in particolare) agiscono sui vasi sanguigni periferici, vene e capillari, dilatandoli. Inoltre, tendono a modificare la consistenza delle loro pareti, che diventano più permeabili e lasciano, quindi, fuoriuscire il plasma (la parte acquosa del sangue). I liquidi vanno, poi, a raccogliersi negli interstizi (o spazi extracellulari), provocando inevitabilmente del gonfiore. Tutti le mucose (tessuti di rivestimento interno) acquistano così un caratteristico rigonfiamento e le gengive non ne sono esenti: anzi, poiché questa parte della bocca è particolarmente ricca di capillari, i tessuti si gonfiano con maggiore facilità.

La placca muta la sua composizione facendosi più aggressiva, a causa dell’azione di alcuni batteri capaci di alterare lo stato di salute delle gengive. La presenza di questi batteri nella placca è direttamente collegata a quella degli ormoni tipici della gravidanza, come il progesterone e gli estrogeni, che aumentano da 10 a 30 volte rispetto al periodo precedente l’attesa.

                                      

Meglio non sottovalutare…

È importante curare la gengivite quando è in fase “acuta”, cioè mentre si manifesta ancora con episodi isolati. Se non si interviene per tempo, si corre il rischio che si trasformi in “cronica”, con l’estensione del problema ben oltre i tessuti gengivali e con la possibilità che la donna perda persino qualche dente. Le conseguenze di un’infiammazione trascurata si riflettono, però, non solo sulla salute della mamma, ma possono riguardare anche il piccolo nel pancione. Studi recenti hanno, infatti, evidenziato che le future mamme con chiari segni di malattie parodontali  hanno maggiori probabilità di mettere al mondo un bimbo sottopeso oppure prematuro. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che, per via dell’infezione, il sistema immunitario della donna produce sostanze per difendersi dalle tossine dei batteri responsabili della placca e che un livello elevato di queste sostanze può stimolare l’avvio del parto prima del tempo.

Parola d’ordine PREVENZIONE!

Come sempre la prevenzione gioca un ruolo fondamentale, sarebbe opportuno fare una visita odontoiatrica, non appena si scopre di essere incinta, in maniera da rimuovere la placca e il tartaro che potrebbero causare eventuale infiammazione.

Bisognerà poi seguire i consigli per una corretta igiene domiciliare, in modo da utilizzare nel modo giusto lo spazzolino e il filo interdentale e l’uso di un collutorio specifico. È, comunque, consigliabile, mantenere le visite di controllo ogni tre mesi se non si ottengono risultati per mantenere alto lo stato di igiene orale.

 

CURE ODONTOIATRICHE IN GRAVIDANZA

Seppure molti odontoiatri siano restii, trattare le pazienti in stato di gravidanza in piena sicurezza è possibile. Anzi, in alcuni casi è persino raccomandabile per evitare rischi al nascituro. Il periodo più sicuro per effettuare le cure? All’inizio del terzo trimestre. Ecco quali indicazioni sono contenute nel documento ministeriale di recente emissione.

Le evidenze clinico-scientifiche che confermano la maggiore propensione allo sviluppo di patologie orali quali carie, gengiviti, parodontiti nelle donne durante lo stato gravidico sono numerose oltre che incontrovertibili.

Per tali ragioni assumono un valore di decisa rilevanza le raccomandazioni emanate dal ministero della Salute, elaborate da un gruppo multidisciplinare di esperti, volte non solo alla promozione di corretti stili di vita capaci di migliorare lo stato della salute orale nelle gestanti, ma altresì a fornire corrette indicazioni in materia di erogazione delle cure odontoiatriche nelle pazienti durante la gravidanza.

 

Le correlazioni tra patologie orali e parto prematuro

Risale al 1996 il primo studio che ha chiamato in causa la malattia parodontale quale fattore di rischio primario del parto prematuro. Negli anni a venire, poi, si è registrata una lunga e consistente serie di indagini clinico-scientifiche che ha attestato la sussistenza di un legame diretto tra parodontite e aborto spontaneo, ritardo di crescita intrauterino, lesioni e rotture di membrane, scarso peso del nascituro.

Tali eventi avversi possono manifestarsi per via dell’intervento diretto dei batteri scatenanti la parodontite, i quali producono una varietà di mediatori infiammatori chimici – tra cui prostaglandine, interleuchine, endotossine – che condizionano in negativo il normale decorso della gravidanza.

Ancora più allarmante la scoperta risalente al 2010: si è dimostrato scientificamente quanto il Fusobacterium nucleatum, specie batterica originata dal biofilm parodontopatogeno sottogengivale della madre, traslocato alla placenta e al feto, sia addirittura in grado di determinare un processo infiammatorio acuto responsabile della morte endouterina del feto.

 

Trasmissione verticale dello Streptococcus mutans

Sono le numerose modificazioni fisiologiche che accompagnano la gravidanza a condizionare sensibilmente lo stato di salute orale nella donna.

Iperemesi gravidica mattutina, abitudini alimentari alterate, reflusso gastro-esofageo possono indurre processi di demineralizzazione degli elementi dentali, provocando il processo destruente proprio dell’erosione dentale con rischio accresciuto di insorgenza carie e complicanze infiammatorie.

I tessuti gengivali delle donne in gravidanza sovente evidenziano una risposta infiammatoria decisamente accentuata rispetto ai microbi patogeni gengivali, proprio a causa delle alterazioni ormonali, vascolari e immunologiche associate alla gravidanza. Il verificarsi di tale condizione rende assai frequente l’insorgenza o l’aggravamento delle patologie che interessano i tessuti parodontali, anche per via di una salivazione che presenta ridotta azione detersiva.

Ulteriori studi scientifici hanno messo in luce un altro dato non trascurabile: la presenza di carie dentali e di flora batterica orale cariogena nella madre aumenta il rischio di insorgenza di carie nel nascituro. In concreto, si è potuto dimostrare che lo Streptococcus mutans può trasmettersi da madre in figlio, difatti molte risultanze cliniche hanno documentato che in un numero consistente di casi i genotipi del batterio responsabile della carie nei bambini siano proprio uguali a quelli presenti nelle madri. Tutto ciò è sufficiente a far percepire la ragione per cui sia necessario ridurre il numero di batteri cariogeni nel cavo orale della gestante in modo che la colonizzazione da parte degli stessi possa essere il più possibile ritardata nel neonato.

Durante la gravidanza è pertanto imprescindibile, da parte della donna, adottare una maggiore attenzione verso tutti gli aspetti della salute del cavo orale, anche attraverso visite di controllo più frequenti, dedicando, altresì, la giusta importanza a una corretta alimentazione, sana e varia, indispensabile per proteggere la salute della madre e del bambino.

 

Il ruolo fondamentale dell’odontoiatra

Durante questa specifica fase della vita di una donna, gioca un ruolo decisivo anche l’odontoiatra di fiducia, il quale deve essere in grado di fornire tutta una serie di indicazioni volte alla salvaguardia dello stato di salute di denti e bocca. In tale direzione, alla donna incinta va consigliato di consumare cibi ricchi di vitamine, sali minerali e nutrienti nobili, a cominciare da frutta e verdura fresche, bere, se possibile, molto latte, evitare il consumo eccessivo di dolci, zuccheri complessi, caramelle, bevande molto zuccherate, cibi contenenti diversi conservanti.

Per diminuire il rischio di insorgenza di erosioni e carie dentali nelle pazienti in stato di gravidanza che soffrono frequentemente di nausea e vomito da iperemesi gravidica, l’odontoiatra deve suggerire di: alimentarsi frequentemente con piccole quantità di cibo nutriente, risciacquare la bocca dopo gli episodi di vomito con acqua in cui disciogliere un cucchiaino di bicarbonato di sodio per neutralizzare l’acidità dell’ambiente orale, masticare chewing-gum senza zucchero o contenente xilitolo dopo aver mangiato, utilizzare spazzolini da denti delicati e dentifrici al fluoro non abrasivi per prevenire danni alle superfici dei denti, spazzolare i denti due volte al giorno e utilizzare il filo o altro ausilio interdentale tutti i giorni, effettuare una visita odontoiatrica e una seduta di igiene orale professionale, se non sono state effettuate negli ultimi sei mesi o se si è verificata una nuova particolare condizione.

 

Indicazioni terapeutiche per un trattamento in piena sicurezza

La gravidanza non deve dunque costituire un motivo per rinviare cure dentali di routine o trattamenti di affezioni acute, ricordando che in caso di necessità alcuni farmaci utilizzati di consueto per le procedure odontoiatriche e le cure di malattie orali – antibiotici, antinfiammatori, anestetici locali, antisettici orali – si dimostrano del tutto sicuri per la salute di mamma e bambino. Risulta opportuno, però, in caso di trattamenti sulla partoriente, che l’odontoiatra si consulti con il ginecologo curante, per assicurarsi dell’assenza di controindicazioni legate all’utilizzo di farmaci.

Anche le indagini diagnostiche, incluse le radiografie necessarie, possono essere eseguite in modo sicuro, adottando scrupolosamente alcune precauzioni.

Per quanto attiene all’igiene orale quotidiana, bisogna impiegare prodotti senza alcool, ricordando che cetilpiridinio cloruro e clorexidina possono essere utilizzati solo quando la necessità clinica sia stata chiaramente evidenziata dal curante.

 

Il secondo trimestre è il periodo più sicuro per intervenire

Nella donna incinta, l’inizio del secondo trimestre – dalla 14a alla 20a settimana di gestazione – è il periodo più sicuro per effettuare le procedure terapeutiche odontoiatriche, durante il quale il rischio di interruzione della gravidanza è inferiore rispetto al primo trimestre e l’organogenesi è completata. Entro 20 settimane di gestazione l’utero in gravidanza è posizionato al di sotto dell’ombelico e, pertanto, i trattamenti odontoiatrici possono essere eseguiti con maggiore comodità sulla poltrona rispetto ai periodi successivi. Nel terzo trimestre, l’utero di dimensioni aumentate può premere sulla vena cava inferiore e sulle vene pelviche, ostacolando il ritorno venoso al cuore: tale diminuzione del ritorno venoso può provocare una riduzione della quantità di ossigeno erogata al cervello e all’utero.

Perciò, dopo la ventesima settimana di gestazione, le pazienti devono essere mantenute in una posizione semiseduta o con un cuscino posizionato sotto il lato destro del corpo per consentire lo spostamento dell’utero lateralmente a sinistra della vena cava. Questo posizionamento è generalmente confortevole e permetterà di evitare ipotensione e nausea.

(Articolo pubblicato sul Dentista Moderno del 18-05-2017)

Con il cuore in mano vi consigliamo di non trascurare la salute dei vostri denti durante il periodo della gravidanza per il bene vostro e del vostro bambino.


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25/Feb/2017

Molti si chiedono: ma perché devo togliere il dente del giudizio? Perché se madre natura mi ha fatto dei denti dovrei toglierli?

L’argomento è chiaramente complesso e le argomentazioni diverse per ogni individuo. Partiamo dallo spiegare quello che è successo e che oggi succede al genere umano. Non me ne vogliano i credenti, gli scettici e naturalisti, ma haimè questo è una dato di fatto, non solo perché ci sono studi scientifici e antropologici a riguardo ma perché nel mio lavoro di tutti i giorni ho la conferma che i denti del giudizio siano un residuo evoluzionistico al pari della coda che ha come residuo il coccige.

La mandibola è un osso attaccato alla mascella con un’articolazione,la temporo mandibolare, che nel corso dell’evoluzione si è ridotta in dimensioni, Perché???

Perché i cibi che mangiamo sono più raffinati e cotti, quindi la necessità di avere un numero eccessivo di denti e di una mandibola forte è pian piano venuta meno.

Chiaramente questo varia da persona a persona e come gli studi ci dimostrano questo è un cambiamento millenario, con tutta probabilità tra centinaia di anni nessuno avrà più i denti del giudizio perché non più utili. All’oggi noi siamo nel mezzo di questo cambiamento, ma ognuno di noi ha la sua storia familiare e culturale questo è il motivo per cui ci ritroviamo davanti ad esseri già sprovvisti di denti del giudizio e altri con ancora la loro presenza,  pur avendo sviluppato una mandibola contemporanea, ovvero più piccola.

La conseguenza?

I denti del giudizio non hanno più spazio , per tanto quando sono presenti, nascono storti, in orizzontale e rimangono inclusi, dando non pochi problemi.

Quali?

Facciamo alcuni esempi..

Un dente del giudizio che non ha spazio tenta inevitabilmente di farselo, magari posizionandosi sdraiato. Se nella sua posizione supina la corona del dente del giudizio spinge verso le radice del dente 7° si assisterà al riassorbimento della radice stessa, indebolendo la sua radice fino a farla riassorbire.

 

Il caso 1

Paziente di 15 anni e potete vedere le radici dell’ottavo non ancora formate e la radice del 7 dente non ancora compromessa.

Cosa è stato fatto?

Avulsione dell’8°  (e ora sgranocchia pop corn con tutti i suoi denti sani!).

 

Caso 2

Paziente adulto in cui le radici del 7 sono vicine alla testa del dente del giudizio, ma non sono state ancora compromesse, quindi basterà estrarre l’8 incluso, facendo attenzione a non toccare le radici del settimo, e tutto finisce qui senza ulteriori conseguenze.

 

Caso3

Paziente di 40 anni, le radice del dente del giudizio sono completamente sviluppate e si può ben osservare  lesione sulla radice del  7° dente.

    

 

Cosa è stato fatto?

Al paziente di 40 anni :

-Avulsione dell’8°

-Devitalizzazione del 7°

-Rizotomia del 7° si vede che il riassorbimento aveva già interessato anche la forcazione.

-Capsula provvisoria sul 7°

-Capsula definitiva sul 7°

 

Caso 4

  

Paziente adulto in cui le radici del dente del giudizio erano sul nervo alveolare, dopo aver eseguito una tac il chirurgo è stato in grado di estrarlo senza provocare nessuna lesione sul nervo stesso. Se questo dente fosse stato intercettato anni addietro, quando le radici non erano ancora formate, avrebbe reso più facile e meno rischiosa l’estrazione, che è andata a buon fine solo grazie all’abilità del chirurgo.

Conclusioni

Questo è solo un esempio, ci sono altre problematiche che i denti del giudizio possono portare, nevralgie, cervicale, affollamento dentale, disodontiasi con formazione di ascessi.

Mi preme indicare ai genitori, anche l’età migliore per togliere i denti del giudizio che è quella adolescenziale, con le eccezioni per alcuni.

Intendo dire quel periodo in cui ancora le radici del dente del giudizio non sono del tutto sviluppate, con il vantaggio di eseguire una estrazione senza conseguenze.

In definitiva è sempre meglio eseguire una radiografia panoramica delle arcate dentarie, quando i nostri figli hanno dai 10 ai 15 anni, per valutare: la presenza o meno dei denti del giudizio, come sono posizionati, se possono o interferire con la crescita e la salute dei settimi, se è opportuno o no procedere all’estrazione.

Qualora si decidesse per l’estrazione questa deve avvenire prima possibile, in quanto più passa il tempo più le radici del dente del giudizio possono avvicinarsi al tronco nervoso rendendo un po’ più rischiosa l’estrazione, senza considerare che più il paziente è adulto, più compatto sarà l’osso della mandibola e il rischio che la radice dell’8 vada in anchilosi è sempre più presente. La decisione ultima se estrarre o non il dente del giudizio incluso spetta al paziente o al suo genitore, ma compito del dentista è illustrare i rischi e i vantaggi di un’estrazione programmata di questi maledetti o benedetti denti del giudizio.


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