Paziente in prima visita viene con tutta la sua documentazione, ha girato già diversi studi da Reggio Emilia, dove abita, a Piacenza, e sempre ha ricevuto la stessa risposta: “Non ha abbastanza osso per poter eseguire gli impianti.” L’arcata superiore è completamente edentula, e porta una protesi totale da diversi anni, ora la cresta si ulteriormente ritirata e quindi fa fatica a trovare stabilità avendo notevoli disagi. Nell’arcata inferiore sono presenti 4 elementi dentari che ricoperti sostengono uno scheletrato, tali elementi appaiono molto compromessi e mobili, doloranti alla masticazione.

Viene controllata la tac che la paziente aveva portato con se  e viene eseguita una nuova ortopantomografia della arcate dentarie

                      

quindi si decide di estrarre tutti gli elementi inferiori ed eseguire contemporaneamente 4 impianti, mentre nell’arcata superiore di inserire 4 impianti con chirurgia guidata. Cominciamo dall’inferiore, si eseguono le estrazioni si scolla un lembo a tutto spessore, e la situazione appare molto più complessa di quanto sembrasse in radiografia, gli elementi dentali infetti avevano provocato vere e proprie voragini nell’osso, per fortuna nell’arcata inferiore, quanto c’è altezza dell’osso, tra i forami mentonieri ( dove passano i nervi ) si può pulire ed abbassare l’osso fino a trovare uno spessore adeguato e tessuto osseo sano, si posizionano gli impianti decidendo di non fare il carico immediato, vista la scarsa qualità dell’osso, si posiziona la protesi totale provvisoria confezionata in precedenza ma la tenuta non era soddisfacente, si decide allora di caricare un impianto, quello centrale, mettendogli un bottone che inserendosi nella protesi la stabilizza. Chiaramente c’è la possibilità che questo impianto possa essere perduto, ma i tre restanti, una volta integrati sono più che sufficienti per avvitare una barra che darà una stabilità notevole alla protesi.

La paziente è soddisfattissima, non ha più dolore e la protesi totale ancorata ad un impianto le da una stabilità soddisfacente per poter mangiare.

Passiamo quindi all’arcata superiore. Si esegue una tac con inserita una dima che ci permetterà di avere dei punti di repere, si prende quindi l’impronta dell’arcata superiore che una volta sviluppata viene scannerizzata  dopo di che un apposito softaware unisce le due immagini e posiziona gli impianti nell’unica zona possibile essendo la cresta ossea davvero molto stretta e con due enormi seni mascellari molto bassi. Con una stampante 3D viene confezionata una guida chirurgica che ci permetterà di posizionare gli impianti senza tagliare ed scollare un lembo, quindi senza dover suturare con un enorme confort per il paziente.

      

La mattina dell’intervento la paziente viene con la protesi inferiore ancorata ad un impianto e la sua vecchia protesi superiore, viene posizionata la dima chirurgica ricavata dallo studio della tac e della bocca quindi una volta provata la precisione della dima si blocca con dei pin laterali, poi con una sequenza ben protocollata attraverso i fori della dima e guidati dagli stessi  si eseguono i vari passaggi per posizionare gli impianti, il tutto per la durata di circa 30 minuti. posizionati gli impianti si smonta la guida chirurgica e la paziente può tranquillamente rimettere la sua vecchia protesi in attesa dell’integrazione degli impianti e quindi il confezionamento di una nuova protesi ancorata ad una barra avvitata sui 4 impianti.

                       

Questa è la tac eseguita dopo il posizionamento degli impianti da cui si vede come tutti gli elementi implantari siano all’interno della cresta ossea.

La cosa più bella è la soddisfazione della paziente che dopo un paio di ore dall’intervento non aveva alcun dolore ne gonfiore e che ha potuto mangiare tranquillamente senza nessun problema, il suo ringraziamento e gratitudine sono stati espressi con un bellissimo messaggio che ha inviato come  riconoscimento allo studio. Sicuramente questo sarà il futuro della chirurgia implantare, ma senza dimenticare la capacità di eseguire la metodica classica con l’apertura di un lembo chirurgico qualora dovessero insorgere delle complicazioni durante l’esecuzione della chirurgia guidata.